Si eclissa l’alibi dello spread

Il debito pubblico italiano a novembre ha superato i duemila miliardi, arrivando a 2.020, una cifra che per altro non rappresenta il saldo di fine anno, che sarà minore, dato l’apporto delle entrate di dicembre. Le ultime aste dei nostri titoli pubblici sono andate comunque molto bene, tanto per quelli a breve che per i Btp, e lo spread è al livello più basso dall’inizio del 2011. Ieri il differenziale tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi ha chiuso in lieve rialzo a 265 punti.
17 AGO 20
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Il debito pubblico italiano a novembre ha superato i duemila miliardi, arrivando a 2.020, una cifra che per altro non rappresenta il saldo di fine anno, che sarà minore, dato l’apporto delle entrate di dicembre. Le ultime aste dei nostri titoli pubblici sono andate comunque molto bene, tanto per quelli a breve che per i Btp, e lo spread è al livello più basso dall’inizio del 2011. Ieri il differenziale tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi ha chiuso in lieve rialzo a 265 punti. Gli investitori stranieri hanno comprato i nostri titoli in maniera altalenante nel corso degli ultimi mesi, come evidenzia il Bollettino statistico della Banca d’Italia pubblicato ieri. E anche se ora i nostri titoli possono essere meno appetibili per via di rendimenti più ridotti, le prossime statistiche potrebbero mostrare un ritorno di interesse nei confronti del nostro paese. Ciò rifletterebbe la convinzione che l’Italia sta attuando un consolidamento finanziario apprezzabile e che la disgregazione dell’euro sia un’eventualità da dimenticare, date le ripetute dichiarazioni di Mario Draghi sul fatto che se si verificasse una emergenza la Banca centrale europea interverrebbe con tutti i possibili strumenti per difendere l’Eurozona. I dati provvisori sulle entrate e sulle spese del 2012 e la stima provvisoria del pil in termini monetari, mostrano che il deficit si è attestato sul 3 per cento. Si tratta di un risultato positivo dato che, in termini reali, il pil è diminuito del 2,4-2,5 per cento: dimostra che non c’è stato un avvitamento fra manovra di riduzione strutturale del deficit, con i suoi effetti deflattivi di breve termine, e diminuzione congiunturale delle entrate causata dalla diminuzione del pil.
Ma occorre guardare oltre questi risultati macroeconomici per considerare la dinamica della produzione industriale. Questa a novembre è calata di un punto percentuale rispetto a ottobre. Secondo l’Istat, rispetto al novembre 2011 la caduta è del 7,5 per cento. Grave in particolare quella dei beni intermedi, del 9,6 per cento. Sino a che punto le nostre imprese possono reggere il continuo stillicidio di riduzione della produzione? Di questo si dovrebbero preoccupare i programmi delle coalizioni che si presentano alle elezioni. Ma mentre c’è una gara nelle promesse di alleggerimento fiscale e in quelle di intervento per altri disagi sociali, di iniziative concrete pro crescita non c’è traccia.